Perché sono qui, perché Impronta

Ho imparato prima a leggere e a scrivere e poi a parlare con le persone, e questo non è un eufemistico modo di dire. I miei genitori mi raccontano, sempre un po’ perplessi, che un giorno – avevo tre o quattro anni – mi sono chiusa in un angolino della casa con il mio Sapientino (ve lo ricordate?) e mi sono messa a studiare tutte quelle lettere, la loro forma e il loro suono, immersa in una totale concetrazione. Quando ne sono riemersa sapevo leggere. Non chiedetemi come abbia fatto perché sinceramente non ne ho idea. Tutto quello che so è che questo è il primo modo di esprimermi che io abbia mai fatto mio: le parole scritte.

Tengo un diario da quando ne ho memoria. All’asilo ci scrivevo cose tipo “OGGI ALLA MENSA C’ERA IL POLLO E L’HO MANGIATO TUTTO. SONO STATA BRAVISSIMA!” (non mi piaceva per niente il pollo, specialmente quello della mensa). Crescendo ho iniziato a buttare giù le mie paure, le mie cotte più o meno forti, i miei sogni, quelli notturni e quelli a occhi aperti, i miei obiettivi, le mie rabbie, ogni cosa insomma. Adesso continuo a scrivere, come sempre, non ho mai smesso. Ho più quaderni che vestiti e ogni volta che passo davanti a uno scaffale di cancelleria non riesco a resistere alla tentazione di comprarne comunque uno nuovo.

Datemi carta e penna e sarò una persona soddisfatta.

Come dicevo, il mio problema è sempre stato più che altro imparare a parlare con gli altri. Spiegare a qualcuno diverso da me quello che invece mi veniva così semplice descrivere con la scrittura. Fino ai sei anni non ho proprio proferito parola con nessuno che non fosse la mia famiglia più stretta (amici immaginari inclusi): mettevo in atto questo mutismo selettivo e il mio unico mezzo di comunicazione era quello di muovere la testa per annuire o dissentire e tentare di farmi comprendere. Fortunatamente, con l’inizio delle scuole elementari, ho detto le mie prime parole e il mutismo selettivo è passato, ma è rimasto comunque questo blocco nei confronti del mondo esterno che mi ha sempre caratterizzata.

La cosa che più mi faceva provare disagio riguardo questa mia mancanza era il mio amore per il mondo. Non sono una di quelle persone che evita il genere umano perché non lo tollera o soffre di una più o meno grave forma di misantropia. No. A me le persone piacciono: le loro storie, i loro occhi, le loro vite. Il poter condividere. La Terra è un posto meraviglioso su cui vivere e in cui creare legami. Perciò, il non riuscirci, il mio essere così bloccata, era causa di malessere per me.

C’è anche da dire, poi, che a me la solitudine piace molto, anzi, in certi momenti ne sento addirittura la necessità fisica: adoro stare da sola per ricaricare le energie e per avere dei momenti solo miei, ma voglio che la mia solitudine sia una scelta e anche un desiderio, non un’imposizione dettata dalle mie mancanze.

Tutta questa premessa serve semplicemente a spiegare la mia presenza qui, su questo spazio virtuale che voglio costruire con le mie mani. Da circa un anno o poco più le cose hanno iniziato a smuoversi. Sono successe dentro di me cose molto brutte e cose molto belle che mi hanno resa diversa e mi hanno sporcata di una nuova speranza e di una nuova voglia di conoscere e farmi conoscere. Mi sono accorta senza bisogno di costrizioni di essere cambiata e di desiderare il cambiamento. Ho tanta voglia di mettermi in gioco. Ho un sacco di progetti in mente che riguardano il mio futuro, sia prossimo che lontanissimo. Ho intenzione di vivere serenamente e di parlare con tutti e di scoprire. E non vedo l’ora di iniziare tutte le nuove fasi della mia vita.

Questo, quindi, è ciò di cui parlerò qui: della mia voglia di vivere e anche di qualunque altra cosa mi passi per la testa. Non ho come scopo quello di farmi conoscere dal mondo: diciamo che si tratta più che altro di un tentativo di dimostrare a me stessa che posso uscire dal guscio e lasciare che persone esterne leggano ciò che di solito rimane chiuso in un cassetto.

Percepisco di star dando forma a quella versione di me che voglio essere e che mi fa stare bene. Mi sento riconoscente e grata e sento che tutto quello che ho è un dono che la vita mi sta concedendo, perciò non posso ingabbiarlo e non posso limitarlo. Sento che ho il dovere di ricambiare in qualche modo la fortuna immensa che ho di essere viva, di essere tutelata e di poter viaggiare, esprimere la mia opinione, ballare, non essere d’accordo. Sento che le energie positive girano, devono equilibrarsi in qualche modo, perciò voglio sprigionarle e voglio che mi ricoprano totalmente per poi regalarle e coprire di questa luce che sento anche ciò che mi circonda.

Sento di voler lasciare la mia impronta e di voler che questa impronta non sia solo sussurrata, ma anche urlata, cantata, sprigionata.

Con passetti ancora piccoli ma decisi io mi sto muovendo. Ed è bello sentire il mondo come un posto che non fa paura.

Francesca Ricci

17 pensieri su “Perché sono qui, perché Impronta

  1. La cuginetta più silenziosa mai conosciuta ( ma noi abbiamo da sempre fatto grandi discorsi).
    Bellissimo blog e cura del dettaglio 😉

  2. Leggendo le tue parole sono scoppiato in lacrime perché tutto ciò che ricordi io l’ho vissuto da genitore, con tutte le angosce di chi sente la responsabilità di un compito arduo, quanto non spiegabile, quale é la paternità.
    Oggi come allora penso che tu abbia una forza incredibile e tutto ciò che vuoi con il cuore ti sarà concesso dalla vita.
    Un bacio
    Papà

  3. Ti conosco fin da piccola e già da cucciolotta eri speciale, ora sei “oltre”, meravigliosa Francesca e meravigliosa famiglia

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