La Calabria è come un primo amore di cui non ti liberi

La Calabria è come un primo amore di cui non ti liberi. Bellissimo e struggente, di quelli che sai che non andranno a finire bene perché è tutto semplicemente troppo. È un amore orgoglioso, con le mani ruvide e le spalle pesanti.

La Calabria è la dignità del perdente, la forza quasi disperata di chi sa cosa significa essere stanca, e ti fissa negli occhi senza pudore, nuda, scorticata, anche se intorno a lei ci sono solo macerie e indifferenza. Perché è ancora in piedi e non ha intenzione di crollare.

La Calabria ti si aggrappa in qualche punto non precisato dello stomaco e stringe e resta lì, ferisce e pretende di essere sentita. La Calabria mi ha ferita. Ed è per questo che ho deciso di amarla ancor più dolcemente.

Dalla Calabria sono andata via, un po’ per scoprire cosa ci fosse oltre, ma un po’ anche per scappare. A un certo punto i sogni diventano ingombranti, la voglia di futuro inizia a scalpitare e allora questa quiete non ti basta più.

Per questo sono partita, da su a sempre più su. Ma poi sono tornata, anche se solo per un po’. Torno sempre, spesso, ogni volta che posso. Su e giù. E mi accorgo di vivere in una sorta di limbo in cui l’idea di fermarmi mi pesa, ma quella di andare via mi butta veramente giù.

Per come sono fatta io, so qual è il mio desiderio per il futuro: viaggiare il più possibile, vivere qua e là nel mondo, sparsa un po’ dove capita. La Terra è la mia casa.

Ma so anche un’altra cosa: la fine di ogni viaggio mi riporterà sempre qui, perché non c’è New York al mondo che sappia entrarmi nelle vene come lei.

Il sale che ti si attacca addosso e ti secca la pelle, il sole, il vento che colora il cielo di un rosa che non ho mai trovato altrove. I paesini piccoli, i muri rovinati, gli occhi scuri di certe donne, che si vede che ne hanno passata una di troppo, e ti guardano con durezza e pretendono rispetto.

Il mare. C’è altro da aggiungere? Per chi viene dalla Calabria esiste una sorta di astinenza da mare, che si mette in circolo quando non respiriamo salsedine da troppo tempo e ha i sintomi di una profondissima nostalgia. Il mare che scalcia, che gioca, che prende. E la montagna poi, perché il mare non ci bastava e allora abbiamo voluto strafare. L’aria pulita della Sila, i laghi, il legno.

Le periferie, i vicoli, l’odore del sugo. Le strade dissestate, i piedi scalzi in estate, gli anziani seduti sulle sedie per strada a riempire i pomeriggi. I tramonti. E poi le albe. E nel mezzo, tra i due, le notti piene di stelle e di lune sempre diverse. Ma immense.

La Calabria è ostinata, testarda, restia al cambiamento. La Calabria è chiusa, cruda, a volte soffocante. Tutto qui ha messo da parte la delicatezza ed è diventato forte: un profumo non può essere semplicemente una leggera essenza, no, deve inebriarti finché non avrai addosso e dentro nient’altro se non lui. I sapori sono forti, i rapporti sono solidi, i rumori sono gridati.

Stare con la Calabria è difficile, stare senza di lei è difficilissimo.

Durante questi mesi estivi mi sono legata ancora di più a questa terra, che vorrei chiamare mia, ma che so che non vorrebbe essere chiamata così e che si distaccherebbe con veemenza da questo possesso, se potesse. Perché non può essere imbrigliata.

Ma io, probabilmente, un po’ sua lo sono. E ovunque sarò avrò sempre l’urgenza di organizzare il mio ritorno qui. E ovunque mi porterà questa vita, so che continuerò a custodire dentro di me il desiderio di fare qualcosa per lei. Assumendomi il rischio di essere rifiutata.

Perché quasi ogni giorno, in questi mesi, mentre giravo per i vari luoghi della Calabria, non potevo far altro che ripetere – alla mia famiglia, a me stessa, a chiunque fosse con me in quel momento – “ma vi rendete conto del posto in cui viviamo?”. E poi sorridevo. E a volte mi commuovevo. Ma erano lacrime gonfie di meraviglia.

Perché la Calabria è come un primo amore di cui non ti liberi. Ma in fondo, chi si vuole davvero liberare di un amore così?

Francesca Ricci

6 pensieri su “La Calabria è come un primo amore di cui non ti liberi

  1. Le tue parole mi prendono allo stomaco così come la mia terra quando sono lontano da lei.
    Hai una consapevolezza di ciò che provi per la tua Calabria che mi ricorda molto la mia quando decisi di tornare e Giuseppe Battista, appresa la mia scelta, mi disse “Lucià lassa starà… ‘a Calabria é’ ‘na terra amara” ed al quale io risposi “Giusé ma se anche noi che abbiamo visto e vissuto e abbiamo aperto la nostra visuale ci tiriamo indietro a ridare qualcosa a chi ci ha dato tanto, allora Giusé, non credi ci sia qualcosa di sbagliato?”

    1. Ricciolina, mi hai fatto commuovere. Sai che non sono brava come te a usare le parole, ma hai detto quello che sento pensando a casa mia, perché, se si chiamano radici ci sarà un motivo. Grazie di esprimere con le giuste parole ciò che non riesce ad essere descritto. Amo te e amo la nostra terra.

  2. È un sentire profondo che mi appartiene..
    Vero! Sono io che appartengo a lei, la terra dove sono nata e che amo.
    Grazie Francy

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