A ‘sto giro una parola davvero strana – NEWSLETTER IMPRONTA #9

Sento la primavera

Nonostante tutto, sento la vita

E la desidero, la cerco. 

Non so che tipo di persona sei tu. Non so se desideri la pioggia con il sole e l’estate durante l’inverno o se invece riesci a trasformare, istante per istante, ciò che hai in ciò che ti rende felice. Io, dal canto mio, tendo sempre, per natura e per volontà personale, ad apprezzare ogni momento che vivo con la più profonda gratitudine di cui sono capace. 

Una volta una persona con cui non parlo più e a cui non penso neanche più mi ha regalato un’immagine a cui invece penso ancora sorridendo. Mi ha detto che quando c’era il sole era felice perché poteva uscire sul balcone e riscaldarsi il viso e quando c’era la pioggia era felice lo stesso perché poteva uscire sul balcone e chiudere gli occhi sotto la pioggia. 

E questo per me significa apprezzare la vita non perché è perfetta, ma perché è vita, semplice e pura, e solo per il fatto che esiste e che posso viverla allora pretendo di cavarne fuori la maggiore intensità possibile. 

Dicevo, non so che persona sei tu. Non so chi eri prima di questa quarantena né so se adesso sei una persona diversa, in un modo o nell’altro. 

Io non credo di essere cambiata, sto solo, un po’ come tutti, andando avanti cercando di stare bene o di non stare troppo male, a seconda delle giornate. Tutto qui. 

Ma apprezzo sempre e in ogni caso questa vita che mi è stata concessa. Anche quando nasconde la sua semplicità dietro giornate difficili da affrontare.

La mia parola per questa settimana è: jijivisha

Jijivisha è una parola strana. 

La prendiamo in prestito dalla lingua Hindi

Significa il forte ed eterno desiderio di vivere. La sensazione così forte di voler vivere che lo stomaco si stringe e il petto si allarga. Significa vita indomabile, amore selvaggio per la vita. 

Nei miei periodi più bui non ho comunque mai odiato la vita, anzi. Mi struggevo per la voglia di vivere anche in quei momenti, solo che ero bloccata dalla paura, dal dolore, dal buio che sentivo. Ma lei era lì. La vita. Aspettava e si faceva amare anche quando tutto ciò che potevo darle in cambio erano graffi e attese. 

Ma adesso sono pronta. 

Adesso posso ricambiare. 

Ho voglia di sentire la sabbia sotto i piedi quando è ruvida e bollente e la pelle della persona che amo tra le dita delle mani. Ho voglia del cielo pallido che nasce e anche di quello infuocato che poi si acquieta e diventa notte. Ho voglia di pitturare con i polpastrelli, ascoltare con la pancia, baciare con gli occhi. Ho voglia di stupirmi, di partire, di restare ferma e respirare. 

Ho voglia di perdermi per poi ritrovarmi e poi perdermi di nuovo per non trovarmi più. 

Io voglio invece leggerezza, libertà, comprensione – non trattenere nessuno, e che nessuno mi trattenga.  Tutta la mia vita è una storia d’amore con la mia anima, con la città in cui vivo, con l’albero al bordo della strada, con l’aria. E sono infinitamente felice.

– Marina Cvetaeva

Provo per Marina Cvetaeva quello che provo anche per altri poeti e autori con cui non ho mai parlato e che però, in qualche modo, mi hanno detto tutto. 

Van Gogh, Leopardi, Virginia Woolf, Sylvia Plath, Brunori Sas (sì, un gruppetto originale)Mi colpiscono dritti allo stomaco, mi riempiono il cuore, mi abbracciano con una commozione che fa male e che ha un retrogusto di dolore. 

Tutto per il loro amore per la vita. Nonostante il dolore, nel dolore. 

Allora ti auguro di provare intenso, tormentoso, meraviglioso jijivisha

Ti auguro di essere accogliente verso ogni microscopica e infinitesimale sensazione che questa vita deciderà di regalarti. 

Ti auguro vita. 

Buon lunedì. 

Francesca ✨

Francesca Ricci

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