Di apnea e barche che affondano – NEWSLETTER IMPRONTA #10

Una volta ho visto affondare una barca.

È stata una cosa triste più che spaventosa, con un retrogusto amaro di impotenza e malinconia.

È una cosa comune, affondare.

Lasciarsi cadere, arrendersi, sbagliare. Precipitare. La vita è mare e non sempre il mare è buono: ti scuote, ti scaraventa e mette alla prova. E a volte vince. Ma se ti lasci conquistare dal mare, dalla vita, se ti lasci trascinare dalla violenza delle onde e accetti il fatto che sono crudeli e meravigliose come possono esserlo solo quelli che non sanno cosa sia la cattiveria né la meraviglia, allora potrai scoprire la magia degli abissi e da lì recuperare il fiato e ripartire.

La mia parola per questa settimana è: riemergere

Come quando sei in apnea sott’acqua e ti senti come se non respirerai mai più e poi invece riemergi e i tuoi polmoni si allargano e cercano di inalare tutta l’aria del mondo per recuperare. Vorrei che ricordassi quella sensazione.

La stessa che provi in una domenica di sole dopo una settimana di grigio e di pioggia, quando finalmente puoi stenderti su un prato qualsiasi e avere come unico pensiero quello di indovinare la forma strana delle nuvole.

Siamo in un periodo in cui, chi più chi meno, abbiamo capito cosa significa affondare. Ora possiamo iniziare a pensare a come riemergere. Chiunque si sia immerso anche solo una volta, però, sa che bisogna tornare ad accarezzare l’aria con lentezza.

Ci riprenderemo tutti i nostri spazi, ma cerchiamo di farlo piano, con responsabilità, con cura. 

Immersus
emergo.
(Quando affondo,
riemergo.)

Vi lascio con queste poche parole per ricordarvi, ricordarci, che ogni volta in cui riemergiamo dal fondo abbiamo la possibilità di essere diversi. 

La trasformazione che deriva dall’essere affondati è una dolorosa opportunità che può portare a qualcosa di bello e speciale. 

Ti auguro di riemergere e di essere forte debolecoraggioso spaventatoinfinitamente vivo

Buon lunedì. 

Francesca ✨

Francesca Ricci

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