Silente, serial killer e pratiche giapponesi – NEWSLETTER IMPRONTA #11

C’è chi spera ottimisticamente che da questa esperienza ne usciremo cambiati: torneremo a notare le piccole cose, ci abbracceremo con più dolcezza, vivremo ogni cosa con una ritrovata intensità. Chissà.

C’è anche chi, invece, si mostra più cinico e disilluso e afferma che nulla cambierà, che dopo i primi istanti di gioiosa libertà tutto tornerà esattamente come prima. Se devo essere sincera, credo che anche loro, seppur in modo diverso, siano degli inguaribili ottimisti.

Perché io credo che invece qualcosa sia già cambiato e non so se quando le cose torneranno come prima.

Negli ultimi giorni mi sono ritirata un po’, soprattutto dai social, dai messaggi, dal telefono. Ci sono momenti in cui divento un guscio liscio, duro e impenetrabile nei confronti del mondo esterno. In cui sono più fragile e non riesco ad accompagnare la mia fragilità alla morbidezza e alla tenerezza, quindi divento cattiva. Mi sento ferita e ferisco. È un meccanismo su cui ho lavorato e sto lavorando e nel tempo sono migliorata, ma ci sono ancora giornate in cui sento che non porterei nulla di positivo al mondo, a voi, a causa del modo in cui mi sento e allora resto in silenzio.

Avevo raggiunto il limite senza essermene resa conto. Ho avuto anche un crollo nervoso, di cui è stata vittima la mia famiglia (scusa famiglia). Poi, questo momento è passato e adesso sto riprendendo consapevolezza di me, dei miei passi avanti, dell’amore che provo e che voglio sprigionare. Ma in fondo, non so se è passato davvero.

Forse non ce ne rendiamo conto, forse non me ne rendo conto, perché fortunatamente stiamo vivendo questa situazione da persone privilegiate. Ne sono consapevole e ne sono grata. Ma anche qui, con un tetto sopra la testa e cibo pronto sulla tavola e tempo libero da poter riempire come più ci va, siamo colpiti da tutto questo.

Per questo penso che le cose non torneranno come prima. Anche se inconsapevoli, porteremo addosso una piccola ferita rimarginata che ci ricorderà sempre di questo momento qui.

La mia parola per questa settimana quindi è: cicatrice

In una puntata di Criminal Minds (fun fact: uno dei miei modi preferiti per distrarmi e rilassarmi è guardare serie o documentari su serial killer e compagnia bella) viene detto che le cicatrici ci ricordano dove siamo stati, non devono determinare dove andremo (eh sì, tra un omicidio sanguinoso e l’altro ci sono anche questi meravigliosi spunti di riflessione). E io sono d’accordo. Le nostre ferite hanno contribuito a renderci ciò che siamo, a farci proprio così e non in modo diverso e ci hanno messo su questa strada. Ma da questa strada ci possiamo spostare. Ci sono miliardi di vicoli secondari che possiamo prendere. 

E le nostre cicatrici possiamo riempirle di luci e di fiori per renderle una meravigliosa decorazione che ci ricorda quanto è forte concedersi di essere fragili.

Sai cos’è il kintsugi?

Kintsugi significa letteralmente “riparare con l’oro” ed è una pratica giapponese che consiste nel riempire d’oro liquido le crepe degli oggetti di ceramica rotti per ripararli. Non nascondere le ferite, ma ricoprirle d’oro prezioso. Per dar loro importanza. Per non dimenticarle. Ma anche per dare nuova vita a ciò che sono quegli oggetti, a ciò che siamo noi, dopo quella ferita, con le cicatrici addosso. 

Vorrei rendermi terracotta ferita e riempire queste crepe d’oro luminoso.

Vorrei uscire da questo periodo cambiata, uguale, lesa, migliore.

Vorrei splendere anche nel dolore.

Vorrei che tutti stiano bene, vorrei che tu stessi bene.

Vorrei che imparassimo a prenderci cura delle nostre cicatrici come qualcosa che fa inevitabilmente parte di noi.

Non maltrattare i tuoi traumi, non soffocarli. Sono lì per sussurrarti qualcosa, per insegnarti – se glielo concedi – a crescere e a ricoprirti d’oro.

Abbi cura delle tue cicatrici. Conoscile e poi lasciale andare, prendi la tua strada a prescindere da loro. 

(fonte: Pinterest)

“Questa cicatrice se la terrà per sempre.” 

“E lei non può farci niente Silente?” 

“Anche se potessi non lo farei. Le cicatrici possono tornare utili. Io stesso ho una mappa completa della metropolitana di Londra sulla gamba destra.”


– HARRY POTTER E LA PIETRA FILOSOFALE

Stavo aspettando il momento giusto per mettere in mezzo Harry Potter anche in questa newsletter? Assolutamente sì. Ma se lo dice Silente, mi dispiace, dobbiamo crederci per forza. 

Ti auguro davvero con tutto il cuore un buon inizio settimana. 

Francesca

Francesca Ricci

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