La prima volta che ho amato – NEWSLETTER IMPRONTA #13

La prima volta che ho amato non sapevo cosa stavo provando.

Sto leggendo un libro in cui la protagonista si sta palesemente innamorando di uno dei personaggi, ma non se n’è ancora resa conto. Vengono descritte le sensazioni che prova, il modo in cui si sente, ma lei associa tutto a motivazioni esterne perché non è ancora in grado di capire il suo sentimento.

Allora mi sono chiesta: per amare bisogna essere consapevoli dell’amore?

Io amo tanto, tutti i giorni, ma mi conosco e metto in atto su di me un’introspezione che mi fa sempre indagare ciò che provo. C’è stato però un tempo in cui ho provato amore per la prima volta e ancora non sapevo cosa significasse.

La mia parola della settimana quindi è: consapevolezza

Un giorno ero piccola e non sapevo cosa significasse amare e il giorno dopo l’ho scoperto.

Ci ho pensato a lungo, stanotte, e sono giunta a una conclusione del tutto personale. Provare per la prima volta un’emozione avendo la fortuna di non saperla ancora chiamare per nome ti dà l’opportunità di vivere la sua essenza.

L’amore, con il tempo, si sporca di realtà. Non è una cosa brutta, è così e basta. Subentrano la paura, le delusioni accumulate negli anni, i piccoli traumi, le gelosie, le insicurezze. Ci si riempie di aspettative, di regole, di speranze. Ci si conosce meglio, si conosce meglio l’altro. Si è, appunto, più consapevoli.

Ma l’amore, l’essenza dell’amore, non si impara. La si ha già dentro o forse nasce spontaneamente, ma di certo senza volontà o preavviso. E quando nasce è pura. Sai cosa intendo con amore puro? Intendo essere felici perché si ama e non si ha intenzione di essere ricambiati. Non si pretende fedeltà né altro amore in cambio. Si prova soltanto immensità protezione.

E per me è importante aver provato, almeno una volta nella vita, l’amore puro non inquinato da nessun altro tipo di sentimento di razionalità o orgoglio o delusione. L’amore per come è stato inventato all’origine dei tempi. 

E la consapevolezza?

La consapevolezza arriva dopo e rende le cose più difficili, ma a suo modo ci spiega che senza di lei non si può andare avanti troppo a lungo. 

Per me è indispensabile che dopo la purezza subentri la consapevolezza.

Per costruire qualcosa ho bisogno di sapere che sto amando. Cresce in me la necessità di avere risposte sicure da parte di chi mi sta davanti. Per camminare accanto a qualcuno, che sia per dieci passi o per l’intera vita, devo sapere che quel qualcuno è una persona consapevole di ciò che prova e soprattutto di ciò che non prova.

Si insinua tra noi la consapevolezza che l’amore non basta, che starsi accanto è anche un impegno. Che sì, ci sono regole di rispetto e di fiducia da rispettare. E così si perde un po’ della magia e della spontaneità che si provavano all’inizio, con l’amore puro, ma ci si regala la possibilità di crescere emotivamente.

E si prova ancora gratitudine, anche se per motivi diversi. 

“Una volta accettata la consapevolezza che anche fra gli esseri più vicini continuano a esistere distanze infinite, si può evolvere una meravigliosa vita, fianco a fianco, se quegli esseri riescono ad amare questa distanza fra loro, che rende possibile a ciascuno dei due di vedere l’altro, nella sua interezza, stagliato contro il cielo.”

– RAINER MARIA RILKE

E tu cosa ne pensi? 

Hai mai provato un’emozione senza sapere di che emozione si trattava? 

Hai poi dipinto tutto di consapevolezza? 

Se hai voglia di farmi sapere cosa ne pensi puoi rispondermi a questa mail o scrivermi su instagram (sono @improntadeimieipassi). 

Ti aspetto. 

Buon lunedì,
buona consapevolezza

Francesca

Francesca Ricci

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