Questo strano eterno periodo e me (sfogo sconclusionato)

Io credo – e ci credo con tutta me stessa – che il dolore di tutti sia valido. Che non importa se sia un granello o un intero abisso, hai il diritto di ascoltare le tue ferite e di provare a medicarle. A volte, però, non riesco ad appiccicarmi addosso le stesse regole che faccio valere per il resto del mondo. Ho detto a ciò che provavo di stare in silenzio per non sovraccaricare ancora di più questo strano eterno periodo. Ma non ho smesso di provarlo.

  Quella che abbiamo vissuto, che stiamo vivendo, è una situazione così assurda e difficile che se mi fermo a pensarci, a pensarci per bene, ancora non riesco a crederci a pieno. E perciò va bene sentirsi male o non sapere come sentirsi, soprattutto davanti all’idea che tutto quello che abbiamo vissuto possa ripetersi di nuovo e poi ancora e ancora, in un ciclo infinito di momenti attutiti che stanno in attesa, senza vivere davvero.

Mi sento come se mi avessero rubato il futuro, o perlomeno la capacità di pensarlo, immaginarlo, progettarlo. Mi dico «Facciamolo.» E subito dopo “Forse, un giorno, chissà. Quando tutto questo sarà finito.” 

Ci sono giorni in cui sono così tanto impegnata a causa di lezioni e studio e progetti che non ho neanche il tempo di fermarmi per respirare o per rispondere a un messaggio. Poi – quando il tempo ce l’ho – non ho la forza di farlo. Mi sento sovraccarica oppure spenta oppure stanca o semplicemente triste. Fare le cose, parlare con le persone, mi richiede un grande sforzo quando sono triste. La tristezza, poi, mi fa sentire apatica e l’apatia mi fa sentire in colpa.

Una delle mie più grandi paure è, da sempre, quella di sprecare. Sprecare cose, momenti, persone. Un attimo sprecato è un attimo che non tornerà mai indietro e questa consapevolezza mi fa sentire un buco nella pancia perché le cose sparite nel nulla che non possono tornare indietro mi fanno precipitare in pensieri oscuri.

Ho avuto un piccolo attacco d’ansia l’altra notte. Non ne avevo uno da più di un anno e l’ho smaltito piangendo per lo spavento. Il giorno dopo ero di nuovo serena: ho passato una giornata tranquilla, sorridente e produttiva.

Alti e bassi, ma anche linee dritte.

Mi sto concedendo, quando ne ho la possibilità, dei momenti lenti e silenziosi. Faccio cose manuali perché tenere le mani impegnate occupa in qualche modo anche la mia mente. Sto facendo degli orecchini con il fimo o curando il mio bullet journal. Sto studiando, soprattutto. Ho anche ripreso a leggere. A volte dormo fino a tardi e mangio tantissimo perché il mio corpo mi chiede di farlo.

Non so neanche perché sto scrivendo tutto questo. Non so perché ho iniziato e soprattutto non so come concludere. Oggi non ho una vera riflessione da fare, solo delle parole da cacciare fuori. Non perché voi ve ne facciate carico al mio posto, non voglio pesare sui pensieri di nessuno, ma forse solo per un bisogno egoistico di sfogarmi.

Volevo però anche spiegare che se a volte ignoro dei messaggi o dei commenti non lo faccio perché non ho voglia di sentirvi. Che se non mando la mia newsletter o non leggo subito quello che scrivete, non è perché non ho nulla da dire o non ho voglia di ascoltare, ma solo perché è un breve momento in cui non ho la forza di dire o di ascoltare. Che forse ho solo bisogno di aspettare il momento giusto per non sentirmi sopraffatta e per parlarvi con vera serenità. E che di certo, ogni volta che rispondo o posto qualcosa, lo faccio in modo sincero, senza fingere nulla.

Non sempre riesco a essere una persona costante.

Spero che sarete pazienti con me.

Spero che lo sarete anche con voi stessə.

Spero che stiate bene, con tutti i vostri alti e bassi e linee dritte.

Grazie per essere arrivati fino a qui, alla fine di questo confronto tra questo strano eterno periodo e me.

Francesca 💭

Francesca Ricci

2 pensieri su “Questo strano eterno periodo e me (sfogo sconclusionato)

  1. Hai detto proprio bene: il tuo dolore è valido, qualsiasi sia la motivazione. A volte scusarci per quello che sentiamo è più forte di noi, lo capisco, ma è importante ricordare che non è colpa nostra e che gli altri, anche se lo dimostrano di meno, spesso provano lo stesso. E se invece sono troppo ottusi per capire che hai bisogno di un attimo di tregua, probabilmente non ti meritano nel resto del tempo. Ti abbraccio forte. Prima o poi passerà pure questa, vedrai.

    1. Più ne parlo e più mi rendo conto che è vero, che molti provano le stesse cose, quindi la cosa positiva è che ci possiamo fare molta compagnia! Ricambio l’abbraccio ancora più forte, grazie per le tue parole ❤️

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